21/11/2010

Chievo Verona - Inter Diretta Streaming con commento SKY (21/11/2010 ore 15)

Chievo Verona - Inter Diretta Streaming con commento SKY (21/11/2010 ore 15)

 

http://sololivestreaming.com/calcio/live3.html

http://sololivestreaming.com/calcio/live6.html

18/11/2010

SALMO 23 DI DAVIDE

Anche se andassi
Per le valli più buie
Di nulla avrei paura
Perché tu sei al mio fianco.
Se tu sei al mio fianco

21:09 Scritto da jams1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

I NUOVI FURBETTI DEL QUARTIERINO

 

di Picoblabla alias Antonio http://ilpaesedeifurbi.blogspot.com/ @all rights reserved

Tutti conoscete la promozione nazionale che la Vodafone ha messo in campo per "accaparrarsi" i fondi statali messi a disposizione per i cittadini di età compresa tra i 18 ed i 30 anni. Pennette per la navigazione internet al costo di 1 euro, usufruendo dell'incentivo! La prima cosa che ho pensato appena ho saputo dell'offerta, è stata l'arguzia del reparto marketing della Vodafone nel pensare tale mossa, ma c'è chi addirittura riesce a far di meglio... ora mi spiego.
Attirato dall'offerta allettante e potendo sfruttare, in zona cesarini, l'incentivo statale, mi reco presso un punto Vodafone per richiedere la famosa chiavetta.
Accolto dalla commessa mi viene propinata una versione della chiavetta da "10 euro". Alla mia richiesta di delucidazioni riguardo questa nuova promozione, la commessa mi risponde che la Vodafione ha inviato loro questa "versione" e non quella da 1 euro. Ancora più stupito, data la convenienza anche della "nuova versione", le esprimo la mia perplessità, ma decido comunque di acquistare la chiavetta. Fornisco la documentazione necessaria e lei mi chiede di firmare un modulo. A quel punto era tanta la curiosità nel vedere cosa quel modulo affermava. I miei sospetti diventano certezze nel momento in cui leggo che con quel modulo io dichiaravo di acquistare quel servizio al costo di 1 euro. Faccio notare la cosa alla commessa che, quasi infastidita, mi dice che i moduli per la "nuova versione" erano finiti e che erano rimasti quelli per l'offerta normale, ma che comunque non sarebbe cambiato nulla. Inutile descrivere la mia espressione nel sentire tale giustificazione assurda. Gentilmente le faccio capire che quello che stava facendo non era corretto e che non le avrei dato 10 euro per un servizio che io dichiaro di pagare 1. Con presunzione lei mi dice che la scelta è la mia, loro vendono solo quella "versione". Chiedo di parlare con il titolare che naturalmente non è presente nel punto vendita.
Acquisto la pennetta e dato che le loro spiegazioni non sono state sufficientemente soddisfacenti faccio notare che mi rivolgerò alla Vodafone per ulteriori spiegazioni.
Chiamo il 190 e per concludervela brevemente, la Vodafone mi dice che tale comportamento è inammisibile e mi chiede di dimostrare la cosa per poter avere il rimborso dei nove euro in più che non avrei dovuto pagare. Meno male che almeno lo scontrino me lo avevano fatto.
Ecco perché amo vivere nel paese dei furbi.

 

11/09/2009

IL ROCK....LA NASCITA - parte prima

haley
Con il suo ricciolo tirabaci e quel faccione da hamburger e chewing gum, Bill haley è il più improbabile degli avi rock. Lo avessero avvertito da giovane che avrebbe scatenato una rivoluzione, che sarebbe stato il padre putativo di Mick Jagger, degli Zeppelin, dei Sex Pistols, di tutto lo scandalo sesso droga e rock&roll, probabilmente avrebbe chiamato lo sceriffo.



Eppure è proprio lui, giovane vecchio trentenne, che il 12 aprile 1954 innesca la miccia incidendo con i suoi Comets un brano scritto un paio d'anni prima, ROCK AROUND THE CLOCK.



La storia non si scrive in diretta, per cui sui giornali dell'epoca, si trovano poche tracce dell'evento.



Il nastro riposa qualche settimana nei cassetti, poi diventa un singolo ma svanisce in fretta. Solo un anno dopo si accenderà l'innesco, quando questa canzone diventa la colonna sonora di un film sul disagio giovanile, BLACKBOARD JUNGLE, che arriverà da noi come IL SEME DELLA VIOLENZA. Il film se lo sono dimenticati tutti, la canzone no: perché è forte, svelta, un susseguirsi di sincopi che danno la scossa e procurano un po' di respiro ai giovani corpi degli adolescenti stretti fino a soffocare negli abitini e nelle regole di mamma e papà.


10/09/2009

TORNEO

Aggiornamento Snam Tennis.

Considerando i doppi del 3 settembre e del 9 settembre e integrando quello del 3 settembre prima della sfida in notturna dell'8 tra fabh e joulis settembre i punteggi sono i seguenti:

Fabriysh 68,55;

Joulis 23,17;

Gian...nello 14,99;

Joseph 4,177.

I coefficienti di forza sono:

Fab 2,371;

Jou 1,463;

Gia 1,300;

Jos 1,083.


Prossimo appuntamento 10 Settembre 2009 alla Snam.

Sponsor: jams.myblog.it

12/02/2008

L'automobile ad aria

L'auto ad aria esiste(va) ed è... volata via

Eolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché?

VIVAMO IN UN MONDO DOVE CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE IL PETROLIO E'
IMPORTANTE QUANTO L'ACQUA
QUESTA DEVE DAVVERO FARE IL GIRO DEL MONDO!

Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per
diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la
"Eolo" (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria
compressa, costruita interamente in alluminio tubolare,fibra di canapa e resina,
leggerissima ed ultraresistente.
Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di110 Km/h e
funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano.
Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata
d'estate per l'impianto di condizionamento.
Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il
compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa,
che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.
Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la
manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.
Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo
allestimento più semplice.
Qualcuno l'ha mai vista in Tv?
Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito www.eoloauto.it venne subissato di
richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d'attesa, lo
stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all'inizio del 2002: si trattava
di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina,
dai rincari continui, dalla puzza insopportabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione,
da tutto un sistema interamente basato sull'autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.
Insomma l'attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un
certo momento in poi non si hanno più notizie.
Il sito scompare, tanto che ancora oggi l'indirizzo www.eoloauto.it risulta essere in vendita.
Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l'idrogeno (che costerà alla
fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto
OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia.
A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte
le persone che hanno visto, hanno passato parola,hanno usato Internet per far circolare
informazioni.
Tant'è che anche oggi, se scrivete su Google la parola "Eolo", nella prima pagina dei
risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia.
Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore
rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi
continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono
attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un'auto.
I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l'inizio della produzione a data da destinarsi, di
anno in anno.
Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda? Certamente viene da
pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli
uomini indipendenti.
La benzina oggi, l'idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben
progettati.
Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi nè di cambi olio,che sia semplice e
fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza.
Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos'altro in quei cassetti di cui
parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della
Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le
grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che "l'informazione" ufficiale dica
mai nulla, presa com'è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo....

 

 

13:49 Scritto da jams1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

11/02/2008

Errori arbitrali a favore dell'inter

 di Francesco Scuro

2EMPOLI-INTER 0-2 arbitro Ayroldi

Rigore non concesso all’Empoli per spinta di Cordoba a Pozzi sullo 0-1

3INTER-CATANIA 2-0 arbitro Orsato

Leggero dubbio per un contatto in area Burdisso- Martinez sull’1-0

4LIVORNO-INTER 2-2 arbitro Trefoloni

Rigore non concesso al Livorno per un fallo di Burdisso su Diamanti sull’1-0

 

 

Studio dell'osservatorio sugli errori arbitrali

 

Uno studio dell'osservatorio sugli errori arbitrali e della Adiconsum pubblicato anche dai maggiori quotidiani (es. repubblica, QN, La Stampa): falsati il 52% dei risultati delle partite.
Le squadre più penalizzate sono la Juventus (-13), il Milan (-7), la Roma (-7), la Lazio (-5) e la solita Reggina, punita con il record di -12 punti, dopo i -18 del campionato scorso. Gli arbitri avrebbero invece favorito l'Inter (+6).
Ecco come sarebbe la classifica al netto degli errori:


Quindi l'inter dei record, quella più forte di tutti i tempi sarebbe dietro Juve e Roma.

 

Riassunto delle puntate precedenti.

 

Vorrei partire con un elenco degli "errori" arbitrali che hanno accidentalmente favorito gli onesti nerazzurri.
Naturalmente ci teniamo a ribadire che l'Inter è forte e non ha bisogno di questi aiuti e che gli arbitri sono uomini e possono sbagliare.
Dove le avete già sentite queste frasi?
Partiamo col riepilogo. Armatevi di pazienza perchè è bello lungo.

 

2EMPOLI-INTER 0-2 arbitro Ayroldi
Rigore non concesso all’Empoli per spinta di Cordoba a Pozzi sullo 0-1
3INTER-CATANIA 2-0 arbitro Orsato

Leggero dubbio per un contatto in area Burdisso- Martinez sull’1-0
4LIVORNO-INTER 2-2 arbitro Trefoloni

Rigore non concesso al Livorno per un fallo di Burdisso su Diamanti sull’1-0
8REGGINA-INTER 0-1 arbitro Bergonzi

Dubbio per un contatto in area BurdissoMissiroli sullo 0-1
11JUVENTUS-INTER 1-1 arbitro Rocchi

Dubbio per una trattenuta in area CordobaDel Piero sullo 0-0
13INTER-ATALANTA 2-1 arbitro Banti

Da annullare il gol di Cruz per una spinta a Carrozzieri prima di colpire la palla, sull’1-0
14FIORENTINA-INTER 0-2 arbitro Farin

Sul gol di Jimenez (0-1) c’un fallo precedente di Samuel su Pazienza in avvio di azione
12INTER-LAZIO 3-0 arbitro Damato

Forti dubbi sul rigore concesso per la trattenuta di Stendardo a Burdisso sullo 0-0
15INTER-TORINO 4-0 arbitro Saccani

Dubbi sul fallo di Comotto su Ibrahimovic, sanzionato col rigore sullo 0-0
17INTER-MILAN 2-1

arbitro Morganti

Intervento di Cambiasso su Kak: rigore non concesso al Milan sullo 0-1
18SIENA-INTER 2-3 arbitro Girardi

Dubbi sul contatto tra Codrea e Cruz sanzionato col rigore sullo 0-0
Intervento sospetto in area interista di Pelsu Locatelli sull’1-3
19INTER-PARMA 3-2 arbitro Gervasoni

Fallo da rigore di Cordoba su Corradi non sanzionato sullo 0-0
Conseguente mancata ammonizione di Cordoba (che verrammonito poi alla fine del primo tempo: sarebbe stato il secondo giallo)
Fallo da rigore di Materazzi su Corradi trasformato in una punizione da fuori area sull’11 (punizione poi trasformata in gol da Gasbarroni)
Fortissimi dubbi sul colpo di testa e poi di mano di Couto (espulso) sanzionato col rigore che ha portato al 2-2.
21INTER-EMPOLI 1-0
Tagliavento, 35 anni, gara 45
Errori in serie per l’internazionale di Terni. Il più grave dopo 33 minuti, quando è fischiato un rigore inesistente all’Inter: il tiro di Stankovic è respinto da Vannucchi con l’orecchio.

 

 

 

18:14 Scritto da jams1 in sport | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

21/01/2008

Che cosa possiamo fare per difenderci dalle discariche abusive?

Se vediamo qualcuno che abbandona rifiuti, possiamo denunciarlo alle forze dell’ordine. Prendiamo il numero di targa del suo mezzo di trasporto e, se possibile, scattiamo delle foto. Andiamo alla caserma dei carabinieri o al commissariato di polizia più vicini e raccontiamo quello che abbiamo visto. La denuncia può anche essere presentata in forma anonima, ovvero senza firmare il verbale.

Se, invece, ci imbattiamo in un deposito di rifiuti o in una vera e propria discarica abusiva, facciamo una segnalazione (con raccomandata con avviso di ricevimento) alla Procura della Repubblica, al sindaco e, se i rifiuti si trovano all'esterno del centro abitato, anche  alla Provincia, se possibile allegando alcune fotografie.

Da questo momento, il sindaco (o il presidente della Provincia) è tenuto a provvedere entro 30 giorni. O almeno, entro lo stesso termine, a rispondere alla nostra segnalazione, per esporre le ragioni del ritardo. Se non lo fa, è colpevole del reato di omissione di atti d’ufficio (art. 328 del codice penale), punibile con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro. Quindi, possiamo mandare un esposto alla Procura della Repubblica competente, nei confronti del sindaco (o del presidente della Provincia) inadempiente. La Procura è obbligata ad avviare l'azione penale.

 

19:27 Scritto da jams1 in Sociale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

17/01/2008

La cosca- marco travaglio

Ricevo e pubblico una lettera di Marco Travaglio:

"Caro Beppe,
siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante brave persone. Infatti, oltre alla signora Sandra, presidente del Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli arresti il consuocero Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli assessori regionali campani dell’Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale); il sindaco di Benevento dell’Udeur, Fausto Pepe, e il capogruppo Udeur alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell’Udeur. In pratica, hanno arrestato l’Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l’unico sottosegretario dell’Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a Roma, mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio, era finito in galera prima dell’estate quando era ancora nei Ds, ma appena uscito di galera era entrato nell’Udeur per meriti penali). Mastella, ancora a piede libero, è indagato a Catanzaro nell’inchiesta "Why Not" avviata da Luigi De Magistris e avocata dal procuratore generale non appena aveva raggiunto Mastella, che intanto non solo non si era dimesso, ma aveva chiesto al Csm di levargli dai piedi De Magistris. S’è dimesso invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto appena: poi Prodi gli ha respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che – pare incredibile – ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua signora, invece, non s’è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c’è perfino il rischio che le dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di capire, dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della villa di Ceppaloni.

Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.

Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s’è domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com’è che gli arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti? E perché gli arrestandi non sono stati prelevati all’alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse alla fuga? Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.

Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato "solidarietà umana" al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un "fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli" (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l’ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l'immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, "questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo". Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?." Marco Travaglio

19:30 Scritto da jams1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

16/01/2008

EGUAGLIANZE DI FONDO FRA IL 1937-39 ED I GIORNI NOSTRI

I nostri anni ricordano l’atmosfera che si respirava,tra il 1937 ed il 1939, tra le ultime democrazie europee: la Francia e l’Inghilterra. La mediocrità della classe politica, i pacifisti che gridavano “Meglio Hitler che la guerra”, l’antisemitismo che si diffondeva rapidamente anche nei paesi democratici, la cecità della chiesa cattolica e protestante di fronte al nazismo, le alleanze tra i gruppi di estrema sinistra e di estrema destra, una classe intellettuale incapace di ragionare. E’ un’atmosfera generale di rissosità e di paura, di incertezza, fanatismo che permeava ogni strato dell’opinione pubblica. Oggi tutto, o quasi tutto, si ripete. Come allora, abbiamo di fronte un nemico terribile: la minaccia del gruppo che, per convenienza chiamiamo di Osama Bin Laden, non è meno grave di quella che sessantacinque anni fa, corse il rischio di distruggere la vita civile dell’europa e del mondo. La lotta è elementare: pro aris et focis, dicevano i latini; per il diritto di vivere, pensare, credere, passeggiare, avere leggi. Nel 1937 e nel 1938, nonostante Hitler avesse spiegato con estrema chiarezza i propri obiettivi, molti europei ignoravano, o fingevano di ignorare, chi egli fosse. Pensavano che volesse difendere i sentimenti nazionali offesi, rivendicando, come diceva Jaspers, L’Essenza Tedesca. Persino gli Ebrei, i più minacciati di tutti, si illusero. Dopo la caduta di Auschwitz, ammisero:” E’ successa una cosa per la quale nessuno di noi era preparato a comprendere”. Nemmeno oggi siamo preparati a comprendere chi sono i nemici della civiltà europea e di ogni paese. Secondo molti sono gruppi islamici tradizionalisti, che vogliono riascoltare la voce pura del Corano, in un mondo che l’ha dimenticata ed offesa. A Bin Laden ed alla sua setta di wahhabiti che lo ha ispirato, tutto ciò non interessa nulla. I wahhabiti non rispettano le tradizioni craniche, le sconvolgono e le rifiutano: sostituiscono prescrizioni rituali a una religione della fede e della grazia, trasformano la tolleranza islamica in fanatismo, impoveriscono e immiseriscono l’Islam. Meno di ottant’anni fa, a Medina, rasero al suolo le tombe dei parenti e dei compagni di Maometto, amatissimi dai fedeli, cercando di distruggere persino la tomba del profeta stesso. Per quasi due secoli sono stati disprezzati dai musulmani come una maledetta setta di iconoclasti, fino a quando la ricchezza del petrolio, l’Arabia Saudita, l’appoggio degli USA e dell’Europa, che li consideravano devoti spiriti religiosi, hanno dato loro una forza inaspettata. Come ad Hitler a cui la rivendicazione tedesca importava poco. 

 2006

19:10 Scritto da jams1 in Sociale | Link permanente | Commenti (29) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

GOVERNO; MASTELLA: MI DIMETTO, SCELGO L'AMORE PER LA MIA FAMIGLIA

Roma, 16 gen. (Apcom) - Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, si è dimesso. In un intervento alla Camera, Mastella ha annunciato le dimissioni, dopo il provvedimento di arresti domiciliari che ha colpito questa mattina la moglie, Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania, per tentata concussione.

 

"Mi dimetto perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo", ha detto il ministro della Giustizia.

 

 

NOTIZIE---ARRESTI DOMICILIARI PER LA MOGLIE DI MASTELLA

ROMA (Reuters) - La procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto gli arresti domicilari per Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania e moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella con l'accusa di concussione.

Lo confermano fonti governative.

Il provvedimento restrittivo è stato deciso nell'ambito dell'inchiesta sulla sanità campana.

15/01/2008

Robert Kennedy


«Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del Paese sulla base del Prodotto nazionale lordo (Pil). Il Pil comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani»

14/01/2008

I PRIMI 10 BLOG d'EUROPA

  1. | TechCrunch in francese | http://fr.techcrunch.com | fr | 
  2. | Microsiervos | http://www.microsiervos.com/ | sp | 
  3. | Basic Thinking Blog | http://www.basicthinking.de/blog | ge | 
  4. | Blog di Beppe Grillo | http://www.beppegrillo.it/ | it | 
  5. | Presse-citron - Le blog | http://www.presse-citron.net/ | fr | 
  6. | Mangas Verdes | http://mangasverdes.es | sp | 
  7. | Genbeta | http://www.genbeta.com | sp | 
  8. | FredCavazza.net | http://www.fredcavazza.net | fr | 
  9. | Stefan Niggemeier | http://www.stefan-niggemeier.de/blog | ge | 
  10. | kelblog | http://www.kelblog.com/ | fr |

MAH.......

 

11/01/2008

IL DIFFERENTE

Avevo un amico che fino a nove anni non sapeva leggere. Diceva che le lettere le conosceva, le aveva imparate a memoria, ti snocciolava l’alfabeto in tre secondi, eppure, anche se le vedeva in fila come vagoni di un treno, non riusciva a farle diventare parole, frasi, periodi. Era uno strazio sentirlo leggere, assomigliava a quei programmi per computer che ripetono quello che si scrive sullo schermo. E quando scriveva, era ancora peggio. Teneva la penna come un assassino afferra il pugnale da affondare nel cuore della vittima. Incideva degli sgorbi e, con il braccio faceva delle orecchie da elefante ai quaderni. Dopo la prima elementare, la maestra ha consigliato ai genitori di mandarlo in una scuola speciale dove si sarebbero presi cura di lui. In questa scuola non c’erano i voti, si dava spazio solo alla fantasia ed all’intuito. E’ così arrivò spedito alla licenza elementare. Per scrivere una frase ci metteva un quarto d’ora e le addizioni le faceva con le dita. Si sforzava di essere come gli altri eppure era come se dentro la testa gli mancasse un dente, un ingranaggio. Acchiappava un concetto ma subito dopo se lo perdeva, gli si disintegrava tra le mani lasciandolo infelice e frustrato. Pareva quasi di sentire il suo cervello che accelerava a folle. Eppure al mio amico non mancava la speranza e l’ostinazione, diceva che quando sarebbe diventato grande le cose lì dentro sarebbero andate a posto, che la sua testa sarebbe diventata una tenaglia e avrebbe capito tutto. E’ strano perché la triste parabola del piccolo genio Brandenn, che aveva imparato a leggere a 18 mesi e a suonare il piano a tre anni, e a 10 aveva finito il liceo e che si è ucciso con un colpo di pistola alla testa, ricorda il mio amico. Brandenn impiegava una settimana per fare gli studi che un ragazzo normale completava in un semestre, il mio amico in due anni. Così diversi, eppure così simili. Entrambi dei “differenti”, tutti e due con dei genitori che li spingevano insensatamente verso i loro limiti. Peccato che le affinità finiscano qui. Brandenn, a 14 anni, ha caricato una pistola più grossa di lui, se l’è puntata alla tempia e ha scritto, in un attimo, col sangue, la parola fine alla sua storia. La storia di Marco invece va avanti. Mi han detto che fa l’antennista e non ha paura di camminare dove agli altri vengono le vertigini. Ha una moglie e due bambini. Sono sicuro che Marco, per scrivere la parola fine ci metterà almeno un minuto, ripetendosi a bassa voce: effe, i, enne, e

22:24 Scritto da jams1 in Sociale | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

09/01/2008

La Mafia dei Rettori

Partono i primi avvisi di garanzia per la "parentopoli" e gli appalti di edilizia universitaria assegnati a spa controllate da docenti della Sapienza. Sul registro degli indagati finiscono nomi eccellenti, quelli del magnifico rettore, Renato Guarini, e del professore di Estimo, Leonardo Di Paola, presidente della Cpc, la Compagnia progettazione e costruzioni che sta realizzando il parcheggio sotterraneo nella città universitaria, un´opera da 8,8 milioni di euro. «Abuso d´ufficio» è il reato ipotizzato per entrambi.

L´inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Maria Cordova e dal pm Angelantonio Racanelli che da mesi indagano sulle commistioni tra incarichi d´oro e docenze nell´ateneo più grande d´Europa. Gli accertamenti sul maxi-appalto per il parcheggio universitario e sul concorso vinto dalla figlia del rettore sono scattati nell´ottobre scorso a seguito di alcuni servizi di Repubblica. Ma sugli sviluppi dell´indagine, in Procura non trapela nulla. Anzi, arriva una smentita: «Non c´è alcun avviso di garanzia».

A imprimere l´accelerazione alle indagini è stata un´informativa della guardia di finanza consegnata in Procura prima di Natale. Gli investigatori del nucleo Tutela spesa pubblica, diretti dal colonnello Fabio Pisani, si sono concentrati su due episodi: l´appalto del parking della Sapienza, aggiudicato da una spa controllata dal professor Di Paola e il concorso da ricercatore per l´aerea di Estimo vinto da Maria Rosaria Guarini, primogenita dell´attuale rettore. Gli inquirenti vogliono capire se gli esami siano stati pilotati; se ci siano state pressioni sul professor Di Paola che, oltre a insegnare la materia scelta dalla Guarini, figurava nella commissione d´esame che l´ha "promossa".

Così, tra le carte al vaglio dei magistrati entra un nuovo capitolo della "Parentopoli" alla Sapienza, dopo i precedenti del vicerettore Luigi Frati i cui voti, nel 2005, sono stati decisivi per l´elezione di Renato Guarini. Il numero "due" della Sapienza, potente preside di Medicina da un quindicennio, ha reso più "familiare" il suo ambiente di lavoro: tra cattedre ad amici e colleghi fidati, Frati vanta tre professori in casa, moglie e due figli.


Nuovi provvedimenti giudiziari e nuovi indagati per la Parentopoli della Sapienza. Ora l'attenzione degli inquirenti, oltre che sul rettore Renato Guarini, sulle sue due figlie e sul genero, si concentra su una decina di docenti impegnati nel piano di decentramento dell'ateneo più grande d'Europa.

L'inchiesta punta anche a far luce su criteri e procedure per la progettazione dei nuovi campus. Renato Guarini risulta indagato per il conferimento dell'incarico di ricercatrice alle due figlie. I magistrati vogliono capire se gli esami siano stati pilotati; se ci siano state pressioni sul professor Leonardo Di Paola che, oltre a insegnare la materia scelta da Maria Rosaria Guarini, era presidente della commissione d'esame che l'ha "promossa". Il docente di Estimo alla facoltà di Architettura risulta essere anche il presidente della Cpc, la società cui fu affidata la realizzazione di un parcheggio interrato nella città degli studi. Un'opera appaltata dal Provveditorato alle Opere pubbliche. Gli inquirenti stanno verificando se dietro a queste assegnazioni ci sia stato uno scambio di favori.

Un altro nodo al centro degli accertamenti è l'attività di docenza che sarebbe stata svolta dalle figlie e dal genero del rettore Guarini: incarichi in contrasto con il loro inquadramento da dipendenti amministrativi della Sapienza.

L'inchiesta è a uno snodo decisivo anche per quanto riguarda gli incarichi affidati ai dipartimenti, soprattutto quelli della facoltà di Architettura, relativi alla progettazione delle sedi decentrate della Sapienza. E sono una decina i professori che rischiano di finire sul registro degli indagati.

Guarini tace affidando la sua «difesa mediatica» agli avvocati Grazia Volo e Franco Coppi che in una lettera precisano come al rettore e ai familiari non siano mai arrivati avvisi di garanzia (
leggi)

Intanto all'Università qualcuno comincia a chiedere le dimissioni del Rettore. Il consigliere di amministrazione dell´ateneo, Antonio Sili Scavalli, grande accusatore dell´operato dei vertici universitari, ad esempio sostiene: «Se il rettore considerasse l´ipotesi di dimettersi, apprezzerei immensamente il suo gesto come segnale di un vero accademico di altri tempi, per il quale viene prima l´istituzione, poi la persona con i suoi interessi privati». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Giovanna Delogu, la docente di Anestesia che ha sfidato il vice rettore Luigi Frati nella corsa alla presidenza della Facoltà di Medicina.
(08 gennaio 2008)

30/11/2007

Giovanni Sartori

 Se io fossi un politico

di Giovanni Sartori

Avete mai sentito la frase «questa è una questione politica»? Io migliaia di volte. Pensa e ripensa, ho finalmente capito che quando era indirizzata a me voleva dire: levati di mezzo, tanto tu la politica pratica, la politica «come veramente è», non la capisci. Sì, per mia fortuna io non sono in politica; ma è proprio vero che io non capisca di politica? Così in questa occasione ho deciso di travestirmi da politico.


Il momento è eccitante: in questo momento tutto è in movimento. Berlusconi che fa sparire, con la sua bacchetta magica, Forza Italia e il connesso Polo delle libertà; Fini e Casini che in autodifesa sono costretti a «rompere» con Berlusconi; la collusione (che comincia a essere documentata) Rai-Mediaset che costringe Prodi a tirare fuori dal cassetto le riforme sulla tv predisposte dal ministro Gentiloni; e Veltroni che si deve destreggiare su tre fronti: la riforma elettorale (e connessi) con il Cavaliere, il salvataggio del governo Prodi, e la patata bollente della questione tv (che torna a far esplodere il problema del conflitto di interessi).


Comincio i miei travestimenti facendo finta di essere Berlusconi. Nei suoi panni io darei la priorità a «far fuori» Fini e Casini per acchiapparne i voti. Ma per farli fuori gli occorre tutta la potenza di fuoco della sua televisione. I soldi li ha; ma se quel suo monopolio si incrinasse, allora anche la pappata dei suoi ex alleati potrebbe fallire. Il Cavaliere è sceso in campo sulla riforma elettorale sicuro di dominare il gioco; invece la riforma della tv lo rende vulnerabile.


Mi immedesimo ora con Fini e Casini. Per non essere costretti a tornare all'ovile ancor più in sudditanza di prima, Fini si deve rapidamente scordare del referendum Guzzetta- Segni e appoggiare un sistema elettorale (come quello tedesco preferito dal suo nuovo alleato Casini) che gli consenta di andare tranquillamente da solo alle prossime elezioni. Inoltre Fini e Casini hanno bisogno, per sopravvivere, di indebolire il peso televisivo del loro nuovo nemico. Eppure, Casini si è affrettato a dire no a qualsiasi «legge punitiva » contro Mediaset, riecheggiato da An. Bravi davvero. Sarebbero questi i politici che davvero si intendono di politica?


Passo a mettermi nei panni di Veltroni. La sua quotidiana spina nel fianco è Prodi, geloso, sospettoso e, sotto sotto, sempre ostile. Ma negli ultimi giorni la sua mano si è molto rafforzata. Il sussulto di onnipotenza di Berlusconi gli ha inopinatamente regalato Fini e Casini. Né potrebbe ottenere il voto non solo per la riforma tv ma anche contro la Frattini, cioè per ripescare la necessarissima legge sul conflitto di interessi che giace già pronta, gli ricordo, da due legislature.


Mi immedesimo, infine, con Prodi. Il presidente del Consiglio ha in testa, chiarissima, una sola idea: durare. Se si muove, e quando si muove, è per restare immobile a Palazzo Chigi. Per Veltroni è un peso morto; ma per sé è un vero «politico puro». Il che spiega perché a me non piacerebbe essere al suo posto. Forse la politica pura la capisco. Ma non fa per me.

21:20 Scritto da jams1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

26/11/2007

chiesto il sequestro di "La società sparente"

Un ricorso per il sequestro di “La società sparente”, libro sui rapporti fra ’ndrangheta e politica in Calabria (Neftasia, Pesaro, 2007, prefazione di Gianni Vattimo e Angela Napoli) scritto da Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, è stato presentato lo scorso 5 novembre al Tribunale di Cosenza, notificato agli autori e all’editore a metà del mese. Nel ricorso, scritto dall’avvocato Francesco Caputo a nome dell’imprenditore Domenico Parrotta, si chiede al giudice di sequestrare il libro o levare le pagine 164 e 165, ritenute lesive della reputazione di Parrotta.
Si chiede, inoltre, di proibire la presentazione del volume, a San Giovanni in Fiore (Cosenza), a Cosenza o nei dintorni, prevista lo scorso 11 novembre. Questa presentazione, altrimenti evitata a San Giovanni in Fiore, ha invece avuto luogo in un albergo appena fuori del comune calabrese. Il giudice di merito ha fissato un’udienza il prossimo 12 dicembre, rilevando l’avvenuta immissione in commercio del libro, già prima del deposito del ricorso.
Gli autori hanno subìto minacce nei giorni scorsi: Alessio il 26 ottobre e Morrone il 12 novembre. Il giornale “Il Quotidiano della Calabria” ha riportato delle dichiarazioni di Morrone, in un articolo a pagina 24 del numero del 3 novembre, sull’esistenza di forti pressioni ed episodi contro la diffusione e discussione del libro nell’area silana, di cui gli autori sono originari.
«Il clima che stiamo vivendo - dice Emiliano Morrone - è tremendo: prima minacce, poi forme di boicottaggio, poi altre minacce e, infine, un ricorso per il sequestro di “La società sparente”». «Peraltro - prosegue il giornalista - nel nostro libro abbiamo anche riportato alcune vicende già note e ci siamo ben guardati dall’accusare chicchessia, tutelando pienamente, in casi specifici, la reputazione di soggetti contro cui non vi sono elementi di prova». «Che cosa si può raccontare di questa Calabria distrutta dalla ’ndrangheta e da una politica irresponsabile?», si chiede Morrone, che aggiunge: «Tentano di isolarci come hanno fatto per Aldo Pecora e il pm Luigi De Magistris. Alessio e io siamo ora in grave pericolo, ma abbiamo la vicinanza di “Ammazzateci tutti”, della “Rete per la Calabria”, di Salvatore Borsellino, di Gianni Vattimo, dei deputati dell’Antimafia Angela Napoli e Giacomo Mancini e del parlamentare Franco Laratta». E ancora: «Adottano la classica stragia della tensione. Non temo per me, ma per la mia famiglia. Mia madre è una cardiotrapiantata, qualcuno vuole farle scoppiare il cuore. Sappiamo bene i limiti del diritto di cronaca e della libertà di opinione; per questo, abbiamo scritto con correttezza e rispetto».
Alessio sostiene che «non è ammissibile quanto sta avvenendo» e che «le istituzioni non possono più rimanere immobili e in silenzio». Per Alessio, «adesso dovrebbe intervenire il governatore Loiero, anche perché, come me e Morrone, ha ricevuto gravi intimidazioni». «Loiero, che rappresenta tutti i calabresi, ci metta - precisa Alessio - nelle condizioni di vivere tranquilli e non denunci solo il suo isolamento personale».    da Blogspot

19:33 Scritto da jams1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

22/11/2007

I BEI DIPINTI

E' da almeno due anni che Eugenio Salvador Dalì mi perseguita. Più o meno da quando mi son trovato dalle parti di Figueras e cadaques nella costa brava. Fra la caratteristica spiaggetta per le barche in mezzo al paese, fra gli strettissimi vicoli e i numerosissimi minitunnel che attraversano le case mi sono imbattuto in questo artista.

18/11/2007

Libertà

 

 e01ba064a53d672bb90ee8f21b10ec35.jpg

 

Non mi pento dei momenti in cui ho sofferto;

porto su di me le cicatrici come se fossero medaglie,

so che la libertà ha un prezzo alto, alto quanto quello della schiavitù.

L'unica differenza è che si paga con piacere, e con un sorriso... anche quando quel sorriso è bagnato dalle lacrime.

19:20 Scritto da jams1 | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

15/10/2007

Il palco dei sogni

2ff1acb09f8b449fb754847af1fc7166.jpgIl palco dei sogni è quella scena in cui ognuno auspica di trovarsi,

quindi una speranza

che si realizzi un giorno un mondo più vero.

 GLI IDEALI SON DEL POPOLO.

                            LA DEMOCRAZIA E' PARTECIPAZIONE

22:53 Scritto da jams1 | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

10/10/2007

LAUREE FACILI

Se la denuncia dei trucchi per accedere ai corsi a numero chiuso riempie le pagine dei giornali, la denuncia presentata dal ministro dell'Università alla procura di Roma nei confronti di due atenei per illegittimità nel rilascio dei titoli di studio è passata inosservata.

E, invece, il fenomeno delle "lauree facili" nel quale s'inserisce la denuncia, non va trascurato. Introdotta nel 1999 ed estesa nel 2001, la normativa che punta ad accrescere il numero di laureati, esonerando dagli esami alcune categorie di studenti, si è rivelata fonte di eccessi e abusi che hanno finito per incidere negativamente sul valore legale e sul valore professionale dei titoli finali. All'insegna di "laureare l'esperienza", gli atenei hanno stretto accordi con enti i più vari (Guardia di finanza, carabinieri, polizia, ordine dei giornalisti ecc..), offrendo loro condizioni sempre più vantaggiose per conseguire la laurea in tempi brevi (anche in un anno) ai dipendenti pubblici che hanno superato cicli di studio nelle loro scuole di formazione e a chi ha "conoscenze ed abilità professionali". Ma assenza di limiti e criteri poco trasparenti per verificare la coerenza con gli obiettivi formatividei corsi di laurea o il superamento di studi equiparabili all'istruzione universitaria, hanno portato ai "riconoscimenti" medi di 90 crediti (10-15 esami in meno), con punte di 180 su 180 (0 esami).

Diffuse a macchia d'olio, le iniziative per facilitare la laurea hanno coinvolto oltre 40 atenei, centinaia di convenzioni e migliaia di aderenti, alimentando disagi e proteste di studenti e laureati "regolari". Per l'anagrafe studenti nel 2005 oltre 9000 matricole hanno usufruito di "crediti d'ingresso" nei soli corsi di Scienze Giuridiche, Economia, Scienze politiche, Economia aziendale ecc... . Cresciuto a dismisura nel clima euforico della riforma 3+2 che, con la riduzione della durata legale, ha visto i corsi impoverirsi di contenuti scientificie metodologici e i titoli finali allegerirsi nel loro peso specifico, il fenomeno "lauree facili" ha accentuato le diffidenze di imprese, ordini professionali e Pa verso le lauree triennali e i laureati precoci. Ma è anche il valore legale dei titoli ad essere in discussione.

L'uniformità degli effetti giuridici dei diplomi di laurea presuppone uniformità nell'ordinamento dei corsi di studio, nella qualità degli insegnamenti e nelle modalità di verifica della preparazione degli studenti. Per accedre ai concorsi per il reclutamento dei funzionari pubblici e agli esami di Stato per l'abilitazione alla professioni, così, non basta la laurea, ma è necessario verificare se sia stata ottenuta secondo la legge.

Il nuovo governo è intervenuto prima con atti "moral suasion", poi con un atto d'imperio che tenta di limitare il fenomeno. Il decreto 262/2006 fissa un tetto di 60 crediti, con l'obbligo di indicare nei regolamenti didattici i criteri dei riconoscimenti. Le resistenze alle nuove regole non sono però mancate. L'abolizione di discrezionalità nelle facilitazioni sottrae ai rettori "potere" ed uno strumento chiave per elevare l'attrattività della sede e convogliare studenti e risorse, alterando a proprio vantaggio la competizione con le sedi più rigorose in tema.

Così, malgrado il divieto, alcuni atenei continuano a rilasciare lauree con sconti d'esame e di crediti oltre quelli consentiti, invocando per i "beneficiari", il rispetto dei diritti acquisiti. In realtà l'entrata in vigore del decreto impedisce alle convenzioni che prevedono più di 60 crediti riconoscibili di produrre effetti per l'eccedente, rendendo inefficaci le delibere di facoltà che le hanno applicate. Dal 3 Ottobre 2006 per l'esame di laurea è necessario aver sanato i crediti ricevuti in più, superando, come per gli altri studenti, gli esami nelle materie prima abbuonate. Deputato a vigilare sul funzionamento dell'istruzione universitaria con armi spuntate, il ministro dell'Università ha più volte segnalato a rettori e direttori amministrativi gli "evidenti profili d'illegittimità" dei titoli di studio rilasciati in violazione del decreto, invitandoli a dare "immediati riscontri". Riscontri, però, che tardano ad arrivare, lasciando il ministro solo il ricorso alla magistratura.

Per evitare tentazioni opportunistiche occorre abolire ogni deroga alla parità di trattamento per chi aspira a titoli di studio di pari valore legale.

18:55 Scritto da jams1 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

UNIVERSITA' IN DECLINO

In serata verrà pubblicata una riflessione sullo stato dell'università e sullo scandalo delle convenzioni per i dipendenti pubblici per quanto riguarda "la scorciatoia" degli esami riconosciuti!!! Un salutone a tutti

12:45 Scritto da jams1 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

02/10/2007

Il paese dei sogni

Fado, Futebol, Fatima. Dalle tre effe in cui sunteggia le sue più recenti fortune, il portogallo aspetta nuove conferme. E se Mariza, recente vincitrice degli awards assegnati dalla BBC per la categoria World Music, è ormai considerata l’erede dell’immortale Amalia Rodriguez e Figo del grande Eusebio, resta da individuare quale possa essere il prossimo miracolo. Forse il vero prodigio sarebbe quello che il turista attratto dagli eventi pallonari si facesse conquistare da un’altra effe, “Festina lente”, la massima latina che pochi come i portoghesi sanno mettere in pratica: Affrettati lentamente, valorizza ciò che è l’irripetibilità della vita. In questa impresa il Portogallo aiuta con l’intensità della sua luce, il grande amore per la poesia, la sua gentilezza elegante e leggera, l’idea che a correre deve essere soprattutto il pallone, la melodia di una lingua che sopprime i confini fra le parole. Da queste parti dicono che il Fado sia nostalgia del desiderio e che la sua origine coincida col sogno infranto di Sebastiano, il re sbaragliato in nordafrica dai Mori insieme alla “meglio nobiltà” lusitana: un sovrano che di fatto consegnò il proprio regno agli spagnoli eppure amato perché perdente a dispetto degli enormi sogni di gloria. L’importante è estrarre linfa anche dagli errori. “Queste passeggiate hanno un solo difetto: allungano la vita”. Tra i monumenti piccoli e grandi del Cimitèrio dos prazeres l’ironia di Vasco spiega come molti a Lisbona iniziano i propri giri quotidiani rafforzando il rispetto per la vita con quello per la morte

18:40 Scritto da jams1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

26/09/2007

NOME

°º¤ø,¸¸,ø¤º°`°º¤ø,¸NOME°º¤ø,¸¸,ø¤º°`°º¤ø,¸
♥.•*´¨`*•.¸NOME¸.•*´¨`*•.♥
¤°.¸¸.·´¯`»NOME«´¯`·.¸¸.°¤
¤°.¸¸.·´¯`»NOME«´¯`·.¸¸.°¤
-·´¯`·._.·¤NOME¤·._.·´¯`·-
((((¯`'·.¸°_«¤´¯`¤»°NOME°«¤´¯`¤»_°¸.·'´¯))))
((((¯`'·.¸(*)NOME(*)¸.·'´¯))))
(((¯`'·.¸(NOME)¸.·'´¯)))×·«¤´¯`·.»¤NOME¤«.·´¯`¤»·×(((¯`'·.¸(NOME)¸.·'´¯)))
*·~-.¸¸,.-~*''"NOME"''*·~-.¸¸,.-~*
•·.·´¯`·.·•NOME•·.·´¯`·.·•
- - --^[NOME]^-- - -
Oº°‘¨"NOME"¨‘°ºO
(¯`·._.·[NOME]·._.·´¯)
¨°o.O NOMEO.o°
×÷·.·´¯`·)»NOME«(·´¯`·.·÷×
· ··^v´¯`×)NOME(×´¯`v^·· ·
,.-~*'¨¯¨'*·~-.¸-(_NOME_)-,.-~*'¨¯¨'*·~-.¸
Oº°‘¨NOME¨‘°ºO
- - --^[NOME]^-- - -
•·.·´¯`·.·•NOME•·.·´¯`·.·•
`·.¸¸.·´´¯`··._.NOME·`·.¸¸.·´´¯`··._.·
(¯`·._)NOME(¯`·._)
¯¨'*·~-.¸¸,.-~NOME*'¯¨'*·~-.¸¸,.-~*'
׺°”˜`”°º×NOME׺°”˜`”°º×
ღ(¯´♂•.¸(¯`♣۩NOME
´NOME¯)¸.•♀´¯)ღ

18:40 Scritto da jams1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

25/09/2007

Esercito Zapatista....documento storico

92dc1411e97c31a48a5c8bf80af21935.jpg Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale All´organizzazione politico-militare basca Euskadi Ta Askatasuna (ETA) Paese Basco

Signore e signori. Scrivo a nome dei bambini, anziani, donne e uomini dell´Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale del Messico. Come voi forse saprete, nei giorni scorsi in una lettera diffusa in territorio spagnolo abbiamo fatto riferimento alla lotta del popolo basco in quanto alla sua sovranità. Nonostante il testo facesse chiaramente riferimento alla lotta politica basca e non a quella militare, le parole erano di proposito ambigue per quanto si riferiva all´azione della vostra organizzazione ETA. L´obiettivo dell´ambiguità era provocare quello che abbiamo provocato. Non ignoriamo di aver messo in pericolo il capitale morale che gli zapatisti hanno conquistato nel mondo, in particolare nella penisola iberica, ma è stato necessario. Voi e noi sappiamo bene che l´EZLN non solo non ha realizzato né realizzerà nessun azione militare contro dei civili. Sapete anche che condanniamo questo tipo di attacchi che in genere provocano il maggior numero di vittime tra persone che nemmeno sanno di che si tratta. Non sono poche le vittime civili provocate dalle vostre azioni. Tra loro ci sono persone che simpatizzavano con la nostra causa e che, come il resto delle vittime civili, sono morte con l´angoscia di non sapere perché. Consideriamo giusta e legittima la lotta de popolo basco riguardo per la sua sovranità, ma questa nobile causa, né nessun´altra, giustifica che si sacrifichi la vita di civili. Non solo non produce alcuna vittoria politica, ma se anche così fosse, il costo umano è impagabile. Condanniamo le azioni militari che danneggiano i civili. E le condanniamo sempre, provengano esse da ETA o dallo Stato spagnolo, da Al Qaeda o da George W. Bush, dagli israeliani o dai palestinesi, da chiunque, con nomi o sigle diverse, che adducano o no ragioni di Stato, ideologiche o religiose, e contino tra le loro vittime bambini, donne, anziani e uomini che non h anche che nella conta dei morti e feriti che provoca il governo spagnolo non sono considerate le migliaia di baschi che sono stati uccisi, torturati e fatti sparire dai corpi dello Stato. Ma non vi scrivo per confrontare il numero dei morti. In questo superiamo tutti quanti perché sono milioni gli indigeni messicani che sono caduti dalla conquista ad oggi. E non mettiamo i nostri morti in competizione con nessuno. No, non è per parlare del passato che mi rivolgo a voi. Qualche giorno fa, il giudice spagnolo Fernando Baltasar Garzón Real mi ha sfidato ad un dibattito. Gli ho risposto affermativamente ed ho posto una condizione, tra le altre, che si realizzi un incontro tra tutte le forze politiche, sociali e culturali coinvolte o interessate al problema del Paese Basco, affinché si parli e si ascolti sul cammino dei baschi. A nome di tutti i miei compagni e compagne, vi chiedo di decretare una tregua unilaterale per un periodo di 177 giorni, partendo dall´alba del 24 dicembre 2002. Chiedo anche pubblicamente il vostro impegno a non realizzare alcun operativo militare offensivo durante questo periodo per contribuire a creare un clima favorevole a detto incontro, cioè, per dare un´opportunità alla parola. Sarebbe bello che Euskadi Ta Askatasuna inviasse all´incontro Il Paese Basco: percorsi , uno o diversi delegati per parlare ed ascoltare, non a negoziare o concordare niente. So che potrebbero correre dei rischi, ma se siete disposti a morire o ad essere incarcerati in azioni militari, non vedo perché non sareste disposti a rischiare la stessa cosa in un´azione politica. Vi chiedo questo, non di arrendervi, non di deporre le armi o le vostre convinzioni. Vi chiedo solo di dare un´opportunità alla parola e ad onorare così l´enorme rischio che noi zapatisti abbiamo corso e dovremo correre. Nel caso non accetterete, mi offro personalmente come vittima predestinata in un vostro prossimo attacco. Potrete accusarmi di "collaborazionismo" con lo Stato spagnolo (cosa paradossale, perché le autorità spagnole mi ac di "apologia di terrorismo"). Non importa. Non ci sarà biasimo né rappresaglia da parte nostra, perché almeno io saprò perché sarò morto. Aspetto la vostra risposta. Bene. Salve e un´opportunità alla parola.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Marcos Messico, dicembre 2002

12:24 Scritto da jams1 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

24/09/2007

Domanda

Le concentrazioni di potere a cui si sta assistendo negli ultimi tempi in Italia sono la sostanziale conclusione del lungo processo di sviluppo basato essenzialmente sulla proliferazione di soggetti (milioni di piccole imprese, di proprietari di case, di risparmiatori, di istituzioni locali) o piuttosto ne rappresentano soltanto un transitorio ostacolo?

17:18 Scritto da jams1 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

10/09/2007

La pax della 'ndrangheta

Il lungomare di Reggio Calabria è per il viaggiatore uno dei luoghi più fiabeschi d'Europa, ma per i calabresi era soprattutto un simbolo, la speranza e oggi la nostalgia di un futuro possibile. L'aveva voluto Italo Falcomatà, l'amatissimo sindaco stroncato dalla leucemia nel 2001, protagonista della "primavera reggina", otto anni in cui il sogno di una Reggio liberata dal malaffare sembrava a portata di mano. Ed era invece un'altra Fata Morgana.

La giunta della restaurazione, guidata dal sindaco di An, Peppe Scopelliti, ha disseminato il "lungomare Falcomatà" di altri simboli. Per primo è sorto il monumento alla massoneria. Nella versione originale c'erano il compasso e il cappuccio, poi spariti "per le solite mene dell'opposizione". Ma così monco e allusivo, il monumento risulta ancor più massone. Cento metri a destra e cento a sinistra, nei punti di maggior passaggio cittadino, si levano due inni di pietra al neofascismo. Il monumento ai "caduti del 1970", i camerati del "boia chi molla" e l'anfiteatro dedicato al capo della rivolta, Ciccio Franco. E chi vuol capire, capisca.

Nella colossale sede della Regione, costata un po' meno di una piramide, il presidente Agazio Loiero promette: "Con i dodici miliardi di euro in arrivo dall'Europa, nei prossimi cinque anni possiamo cambiare faccia alla Calabria". Qualcuno potrebbe obiettare che, prima, bisognerebbe cambiare qualche faccia in Regione, con trenta consiglieri inquisiti su cinquanta.

Ma in Calabria le facce destinate a cambiare sono piuttosto altre, quelle degli onesti. I commercianti che si ribellano al pizzo e sono costretti alla vera latitanza, i talenti avviati all'emigrazione e i magistrati dotati di un eccesso d'iniziativa. L'ultimo è Luigi De Magistris, della procura di Catanzaro, titolare della mega inchiesta Poseidone sugli intrecci fra politica, massoneria e malavita, con un centinaio di nomi illustri nel registro degli indagati, dal segretario Udc Cesa all'ex presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, al senatore Giancarlo Pittelli, entrambi di Forza Italia. Ha appena fatto condannare a sette anni per truffa il capogruppo regionale della Margherita, Enzo Sculco. Per queste ragioni, o se si preferisce crederlo "per vizio di forma", l'inchiesta gli è appena stata tolta. L'avessero fatto con la simpatica Vallettopoli potentina di Woodcock, sarebbe insorta la società tele-civile. Ma la Calabria, nel bene e nel male, non fa notizia. Il bavaglio alla magistratura è la regola.

Sei anni fa, il pool antimafia reggino di Salvatore Boemi, che aveva indagato su 64 cosche e portato a 400 ergastoli, fu smantellato pezzo per pezzo, con i magistrati distaccati sul "fronte della guerra al terrorismo islamico", e non uscì un articolo di giornale.
La minaccia di Al Qaeda, nelle strade di Reggio, non sembra così incombente. In compenso il controllo mafioso è più asfissiante che nella Palermo degli anni Ottanta. Non serve chiedere chi comanda in città. La mafia più ricca del mondo domina senza oppositori la regione più povera d'Europa. Si legge in "Fratelli di sangue", grande inchiesta sulla 'ndrangheta firmata dal magistrato Nicola Gratteri e dallo scrittore Antonio Nicaso: "Nel rapporto tra affiliati ai clan e popolazione, la densità criminale in Calabria è pari al 27 per cento, contro il 12 della Campania, il 10 della Sicilia, il 2 della Puglia". A Reggio Calabria siamo al 50 per cento, significa che una persona su due è coinvolta, a vario titolo, in attività criminali.

La 'ndrangheta era fino a quindici o vent'anni fa ancora una mafia rurale, specialista nei sequestri di persona. Oggi controlla 40 miliardi di euro all'anno, il 3,5 per cento del Pil italiano (Eurispes) e quasi tutta la cocaina d'Europa, possiede quartieri di città a Bruxelles e Toronto, a San Pietroburgo come ad Adelaide, da Reggio ad Aosta; siede nei consigli d'amministrazione d'innumerevoli multinazionali. Secondo la polizia tedesca, è il principale investitore italiano nella Borsa di Francoforte e controlla una quota rilevante del colosso energetico russo Gazprom. In una intercettazione del '96 uno dei Piromalli, i boss della piana di Gioia Tauro, confidava: "Abbiamo il passato, il presente e il futuro".
<B>La pax della 'ndrangheta<br>soffoca Reggio Calabria</B>

I bronzi di Riace nel museo cittadino


Sul futuro, con molto ottimismo, si può coltivare una pallida speranza, ma sul passato e ancora di più sul presente, non vi sono dubbi. Al colosso nero della 'ndrangheta lo Stato spara con fucilini giocattolo. L'antimafia di Reggio è un ufficio semi vuoto. In procura Salvatore Boemi, tornato da poco in fondo a sei anni di esilio, cerca di ricostruire brandelli di pool. In questura non hanno la benzina per le auto.

L'assassinio di Francesco Fortugno, il 16 ottobre 2005 davanti al seggio delle primarie di Locri, ha per un po' scosso il tradizionale menefreghismo nazionale nei confronti della tragedia calabrese. Ma sotto processo sono finiti soltanto un pugno di sicari.

Come si campa a 'Ndranghetopoli e dintorni? Bastano tre o quattro tappe di una giornata qualsiasi per afferrare il concetto. Il mafia tour può cominciare la mattina a Gioia Tauro con un piccolo esperimento. Sedetevi al tavolino dell'ottima gelateria in piazza e provate a vedere se in un paio d'ore, in una città col trenta per cento di disoccupati e il salario medio di 600 euro, passa qualcosa di più piccolo di una Mercedes. E' consigliabile anche un breve giro della "zona industriale" della piana, segnalata dai cartelli.
Capannoni industriali a perdita d'occhio, come nel laborioso Nord Est. Questi però sono vuoti, scatoloni d'aria. Le cosche hanno preso i fondi europei e sono sparite nel nulla. Nessuno indaga, nessuno ficca il naso.

A Reggio trascorro un pomeriggio a volantinare per "Libera", l'associazione antimafia di don Ciotti, con Mimmo Nasone, il responsabile locale. Sullo struscio di corso Garibaldi la gente ha di colpo fretta. Un centinaio di persone prendono il foglio senza guardare: "I veri mafiosi sono i politici, lo Stato", spiegano. Quattro o cinque giovani, perlopiù eleganti e quasi cortesi, lo dicono chiaro: "Io sono della 'ndrangheta". Uno prende il volantino ridendo e saluta: "Buon vespero, saggi compagni". La formula d'iniziazione degli affiliati. Una studentessa risponde malinconica: "Non è più un mio problema, io il mese prossimo me ne vado".

Non è giusto dire che i calabresi sono stati lasciati soli a combattere, ma a volte viene da pensare che sarebbe stato meglio. Gli aiuti di Stato hanno aiutato soltanto la 'ndrangheta. I due grandi poli industriali pubblici di Reggio sono serviti a consegnare la città in mano alle cosche, fino ad allora confinate nelle campagne e sull'Aspromonte. La prima fortuna del più potente boss del reggino, Natale Iamonte, si chiama Liquichimica. Il gigantesco impianto per produrre mangimi dai derivati del petrolio avrebbe dovuto creare decine di migliaia di posti lavoro ma ha prodotto soltanto, ricorda Giuseppe Bova, presidente diessino del consiglio regionale, "la più lunga cassa integrazione della Calabria, ventitrè anni". La fabbrica non ha aperto un solo giorno dal 1977 perché era costruita su terreno franoso, come per anni si è ostinato a segnalare il direttore del Genio Civile di Reggio, poi scomparso in uno strano incidente stradale. Di chi fossero i terreni non s'è mai capito ma nel frattempo Iamonte è passato da macellaio a miliardario. Lo stesso Iamonte ha controllato gli appalti delle Grandi Officine Riparazioni delle ferrovie di Stato, l'altra fabbrica di Reggio, al centro di un groviglio d'interessi che portò all'omicidio del parlamentare Ludovico Ligato, davanti alla sua villetta con vista mare.

Il terzo grande affare delle cosche avrebbe dovuto essere il mitico Ponte sullo Stretto, con i piloni ben piantati sulle proprietà della 'ndrangheta. Ma l'affare è saltato soprattutto per la fiera opposizione di un gruppo di reggini onesti, guidati dal professor Alessandro Bianchi, ora impegnato da ministro dei trasporti in altre due scommesse: "Usare i quattro miliardi risparmiati sul ponte per rendere civile i trasporti fra Salerno e Reggio e bonificare dalla criminalità il porto di Gioia Tauro, l'unica speranza della Calabria". Gioia è il secondo porto d'Italia dopo Genova, con la previsione di quadruplicare il traffico nel prossimo decennio. Ma gli investitori stranieri, giapponesi e cinesi in testa, vogliono garanzie nella lotta alla criminalità ed è paradossale che l'antimafia in Calabria riceva più impulsi da Tokyo e Pechino che da Roma.

Eppure perfino a Reggio la vita sa essere dolce. La città non è bella ma piacevole, calda e luminosa, pulita, aperta dal lungomare, con i pub brulicanti di movida notturna e le ragazze libere di girare da sole alle tre di notte. Il sindaco Scopelliti, ammiratore di Briatore, ha profuso risorse in eventi, feste, festival, passerelle di vipperia nazionale. Anche troppe. Come i 120 mila euro pagati a Lele Mora per far passeggiare sul corso della notte bianca Valeria Marini e il Costantino del Grande Fratello. Perfino un rispettabile fascistone come l'ex senatore Msi Renato Meduri, braccio destro di Ciccio Franco, con in casa la sabbia di El Alamein e i busti del Duce, finisce per rimpiangere il comunista Falcomatà "l'ultimo poeta della politica". Ma intanto ai reggini piace e lo sfidante di centrosinistra, il medico Lamberti Castronuovo, arranca nei sondaggi.

A Reggio regna una calma ai confini con la disperazione. In città non si spara un colpo dall'omicidio del magistrato Antonio Scopelliti nel '91, atto finale di una guerra di mafia con seicento morti, agguati in pieno centro con bazooka e kalashnikov. Nel 2006 non c'è stata una denuncia di "pizzo" e il telefono anti-usura tace da sempre. La pace mafiosa avvolge, rassicura, coccola il consenso. "La 'ndrangheta è la mafia perfetta" ammettono i magistrati a palazzo di giustizia. "Mantiene l'ordine, non fa morti e ha eliminato il concetto stesso di vittima. In nome di chi possiamo agire?".

Già, chi è la vittima. I tossici? Ma di coca non si muore come di eroina. In periferia ne trovi di ottima a dieci euro la bustina, il costo di una pizza e una birra, e i drogati sono clienti soddisfatti. Le vittime dell'usura? "Consideri che i tassi praticati sono inferiori a quelli bancari" mi avverte un maresciallo. Allora i commercianti strangolati dal pizzo? Tutti pagano, nessuno ammette. A notte fonda, nel locale ormai deserto, un ristoratore mi confida: "Sì, pago il pizzo. Pago anche le tasse, più o meno, e che cosa ricevo in cambio? Lo Stato non mi garantisce la sicurezza. I trasporti fanno schifo. Se si ammala mio figlio prendo l'aereo e vado a Bologna, perché all'ospedale l'altra volta mi sono dovuto portare lenzuola e medicinali. Poi pago il pizzo, certo, ma nel mio locale non entra un mendicante, la finanza non fa controlli e se mi rubano l'auto me la fanno ritrovare il giorno sotto casa. Per il servizio che offrono, non sono neppure cari.
L'alternativa? La fine di Masciari".

Pino Masciari, imprenditore edile di Vibo, anni fa ha denunciato il pizzo e fatto arrestare decine di malavitosi. Gli hanno fatto saltare la sede. Il resto lo hanno fatto le banche, con la revoca del credito: "cliente a rischio". E' fallito per ventimila euro, quando aveva cantieri per tre milioni. Ora vive al Nord senza scorta e senza soldi, tolti entrambi dal governo Berlusconi. Nella primavera scorsa è tornato a Vibo, da solo, per votare alle elezioni politiche. Ai cronisti allibiti ha detto: "Non mi possono fare nulla, mi hanno già ammazzato". Soltanto don Ciotti l'ha convinto a non tornare.

Luigi Ciotti a Reggio è di casa, festeggiato come un liberatore, ma non è il tipo da far sconti. Alla giornata della memoria di Polistena, il 20 marzo, ha esordito con durezza: "Il problema in Calabria non è la 'ndrangheta, non sono i politici. Il problema siamo noi". Noi società, civile o no, "rassegnata a chiedere per favore quanto ci spetta di diritto". La platea ha applaudito, una folla di migliaia di studenti da ogni parte d'Italia, Firenze e Torino, Palermo e Lecce. Da Reggio, quasi nessuno, Presidi e professori hanno declinato l'invito, qualcuno ha fatto sapere agli studenti che la presenza a Polistena avrebbe costituito "assenza ingiustificata". La 'ndrangheta, che controlla tutto, ora s'è messa in testa di controllare anche l'antimafia. Infiltra affiliati nelle associazioni, costituisce cooperative per farsi riassegnare i beni sequestrati.

"Il futuro di Reggio si gioca in pochi anni, tre o quattro al massimo" racconta il sociologo Tonino Perna. "O lo stato capisce che questa è la peggior emergenza mafiosa di sempre, oppure l'avranno vinta loro e anche gli ultimi calabresi disposti a lottare si rassegneranno o andranno via, com'è da secoli. Già oggi ogni volta che laureo uno studente con 110 e lode mi piange il cuore, perché so che gli sto consegnando un passaporto".

 10 maggio

19:10 Scritto da jams1 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

23/06/2005

GIOVANI NORDICI

thorLa canzone è una scatola magica, spesso riempita di cose futili,ma se la intessi d'ironia tragica ti spazza via i ritornelli inutili, è un manifesto che puoi riempire con cose e facce da raccontare, esili vite da rivestire e storie minime da ripagare. Questo affermò un esile discendente del dio Thor che stagionò (e si stagionò) a roma per un lungo e disgraziatamente interminabile periodo di Erasmus. Quell'affermazione mi rese alquanto perplesso e misi in pratica ogni metodo filosofico della scuola del magno professor Carcaterra (filosofia del dir) per risolvere i miei dubbi: "Porca troia ma come cxxxx ha fatto a rispondermi in quel modo se sto bastardo oltre a non togliersi mai dalle palle viene pure dall'Islanda?". ciò che mi rese invece completamente irrequieto fu il fatto che io gli avevo chiesto solo se volesse un caffettino postindustriale della famosissima caffè machine della facoltà di Giurisprudenza. "Pensa te se gli chiedevo come stava, son sicuro che mi recitava "Guerra e pace" in esperanto", pensai. Era evidente che la trascorsa festa dell'Erasmus di due giorni prima, con la relativa eredità alcolica che purtroppo ogni festa generosamente assegna ad ognuno di noi, si abbatteva ancora con impetuosa forza sul nostro giovane breakerballs.



 


21:13 Scritto da jams1 in Sociale | Link permanente | Commenti (7) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

22/06/2005

AD UNA LAUREANDA

pubblico una sintesi di una storia che avevo scritto per una mia amica. Ora la ripropongo augurandole tante fortune dopo l'agognata laurea. UN BACIO DESUCCIOLA

Lonestar where are you out tonight? Così diceva una ragazza Americana. E così io ti chiesi ma dove sei tu la notte quando fai gli squilli ad ore assurde? “Non sono cxxxx tuoi” rispose quella persona da Perugia con evidente e mai nascosto accento calabrolucano. Io ci rimasi male e già studiavo in modo ossessivo una controreplica, ma mi riusciva difficile pensare dopo una così aggressiva risposta……quelle x di quella parola mi offuscavano la mente. Pensai allora di spostare la mia vendetta verbale a domani, ma subito balenò in me una riflessione profonda e filosoficamente (neoplatonica) ineccepibile: “Meglio ora ca si no domani non su ncazzatu comu stasira, gliela devo far pagare, ne va del mio onore di membro della real casa della soppressata calabra!!”. Erano già passate le tre di una calda notte di fine giugno; era caldiiiissima: gli anziani di quel piccolo borgo sulla collina dell’Ipponio affermarono che a memoria d’uomo una sera così afosa non si ricordava da almeno…….uhm….DUE GIORNI.

20:02 Scritto da jams1 in Sociale | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook